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	<title>Il Blog di Luca Mengoni &#187; abu ghraib</title>
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		<title>Il fantasma di Abu Ghraib</title>
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		<comments>http://www.lucamengoni.com/blog/2006/03/26/il-fantasma-di-abu-ghraib/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Mar 2006 19:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[abu ghraib]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in iraq]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>

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		<description><![CDATA[Inchiesta di Sigrfido Ranucci &#8211; a cura di Maurizio Torrealta Testo da RaiNews 24 Il prigioniero incappucciato, con le braccia aperte legate ai fili della corrente, una delle foto-simbolo delle violenze di Abu Ghraib, ha un nome e un volto. Si chiama Ali Shalal el Kaissi, ha 42 anni, ed &#232; stato arrestato nell&#8217; ottobre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inchiesta di Sigrfido Ranucci &#8211; <span class="verdana_10"> a cura di Maurizio Torrealta</p>
<p>Testo da </span> <a href="http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchieste/ABU_GHRAIB.asp">RaiNews 24</a></p>
<p> <a target="_blank" href="http://img223.imageshack.us/my.php?image=0018sl.jpg"><img border="0" alt="Free Image Hosting at www.ImageShack.us" src="http://img223.imageshack.us/img223/7470/0018sl.th.jpg" /></a></p>
<p>Il prigioniero incappucciato, con le braccia aperte                         legate ai fili della corrente, una delle foto-simbolo                         delle violenze di Abu Ghraib, ha un nome e un volto.                         Si chiama Ali Shalal el Kaissi, ha 42 anni, ed &egrave; stato                         arrestato nell&rsquo; ottobre 2003 a Bagdhad con l&#8217;accusa                         di far parte della guerriglia. Ali, studioso e insegnante                         di religione era un &quot;Mokhtar&quot;, un&#8217;autorit&agrave; amministrativa                         e religiosa in uno dei distretti di Bagdhad. Dopo essere                         stato rilasciato aveva denunciato le torture subite alle                         autorit&agrave; irachene, ma nessuno gli aveva creduto                         perch&egrave; le foto dell&rsquo; orrore dovevano essere                         ancora pubblicate. Doveva venire nel nostro paese a raccontare                         la sua storia ma il consolato italiano gli ha negato                         il visto.</p>
<p><strong>Sigfrido Ranucci</strong>, inviato di<strong> Rainews24</strong>, l&#8217;ha intervistato                           ad Amman, in Giordania dove Ali Shalal stava seguendo                           un corso per &lsquo;Non violent action for Iraqi&rsquo;,                           organizzato da &quot;Un Ponte Per&quot; e altre Ong                           europee e dove ha fondato l&rsquo; Associazione delle                           vittime delle prigioni americane. Ad Abu Ghraib Ali                           veniva chiamato in gergo sprezzante, Clawman, l&#8217;uomo                           uncino, per una tremenda ferita alla mano. &quot;Prima                           di essere arrestato avevo subito un&rsquo; operazione                           chirurgica alla mano. Ma quando sono entrato in prigione,                           gli americani hanno usato questa ferita come strumento                           di pressione. Mi dicevano: &quot;Se collabori ti possiamo                           aiutare a far diventare la mano come prima con un intervento                           chirurgico&quot;. Invece la mia mano e&rsquo; stata                           schiacciata! <br />                           &quot;                           Dopo 15 giorni di prigionia mi hanno tolto dalla cella,                           mi hanno messo una coperta con dei buchi, come se fosse                           un vestito tradizionale arabo. Mi hanno legato con                           del filo elettrico e messo su una scatola di cartone.                           Poi mi hanno detto che mi avrebbero elettrizzato se                           non avessi collaborato. Per tre giorni mi hanno colpito                           con scosse elettriche. La persona che mi torturava                           parlava la lingua araba molto bene. Si e&rsquo;presentato                           con una musica in sottofondo, &ldquo;By the rivers                           of Babylon&rdquo;, mi diceva che aveva gia&rsquo; lavorato                           a Gaza e che aveva fatto parlare molte persone. Ogni                           volta che usavano gli elettrodi sentivo gli occhi che                           fuoriuscivano dalle orbite. Una scossa e&rsquo;stata                           talmente forte che mi sono morso la lingua e ho cominciato                           a sanguinare. Sono quasi svenuto. Hanno chiamato un                           dottore, che ha aperto la mia bocca con gli stivali,                           ha visto che il sangue non veniva dallo stomaco ma                           dalla lingua e ha detto &ldquo;continuate pure&quot;.</p>
<p>Tutte le carceri in Iraq sono sotto il controllo degli                           americani. Due compagnie private La Caci international                           e la Titan Corp avevano contratti con mercenari di                           diverse nazionalit&agrave;. Tra le testimonianze raccolte                           da Ali Shalal el Kaissi c&#8217;&egrave; anche quella di                           un ex diplomatico iracheno, Haitham Abu Ghaith, secondo                           il quale a condurre gli interrogatori dei prigionieri                           c&#8217; erano anche contractors italiani, ingaggiati da                           ditte americane, colpevoli, di aver commesso le stesse                           torture. Ma Ali Shalal el Kaissi non perdona ai nostri                           connazionali di aver trafugato soldi e reperti archeologici.</p>
<p>Ma Ali Shalal el Kaissi non perdona ai nostri connazionali                           di aver trafugato soldi e reperti archeologici. &quot;Noi                           amiamo il popolo italiano, conosciamo la differenza                           tra la popolazione civile e chi compie questi gesti,                           ma questo non ci impedisce di denunciare cosa facevano                           gli italiani. Il messaggio che voglio dare al popolo                           italiano e&rsquo; che in Iraq la situazione non e&rsquo;assolutamente                           migliorata, nulla e&rsquo; stato ricostruito&quot;.</p>
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