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“Silvio sapeva tutto di me ecco perché non può dire di avermi dimenticata” – Patrizia d’Addario sulla notte a palazzo Grazioli
giugno 25th, 2009
admin La verità di Patrizia sulla notte a Palazzo Grazioli: "Le ragazze lo chiamavano Papi"
Posted in bari, berlusconi, daddario, escort, feste, inchiesta, intervista, palazzo grazioli, patrizia, ragazze, repubblica, silvio berlusconi
No Comments »“Io, Patrizia e Veronica. Ecco la verità” – Intervista a Berlusconi di Chi 24 Giugno 2009
giugno 24th, 2009
admin Da Il Giornale – Intervista di Alfonso Signorini
Silvio Berlusconi nell’occhio del ciclone. Da almeno un paio di mesi a questa parte per lui non c’è tregua. Sul piano privato, ma anche su quello pubblico, visto che alcuni episodi della sua vita privata hanno finito per influenzare pesantemente il clima politico. La miccia si è accesa il 28 aprile, a seguito di un breve articolo del quotidiano La Repubblica, in cui veniva riportata notizia della partecipazione del premier alla festa di compleanno di Noemi Letizia, figlia di amici, in un ristorante di Casoria, a una ventina di chilometri da Napoli. Da lì la situazione è andata precipitando. Prima le dichiarazioni pesantissime della moglie Veronica Lario, poi l’annuncio, il 3 maggio, della loro separazione. Il tutto alla vigilia delle elezioni europee. Non si erano ancora spenti gli echi dei risultati elettorali, che Massimo D’Alema annuncia da Bari nuove «scosse» per Berlusconi e il suo governo. E la scossa, puntuale, arriva due giorni dopo: la procura di Bari avvia un’inchiesta su un giro di prostituzione, che vede tra i principali testimoni Patrizia D’Addario, una squillo di lusso (ma candidata alle comunali di Bari, dove raccoglierà solo 7 voti). Patrizia confessa di essere stata ospite a Palazzo Grazioli, residenza romana di Berlusconi, e di aver passato anche una notte con il presidente del Consiglio. Gli inquirenti chiamano a testimoniare altre due ragazze, Lucia Rossini e Barbara Montereale. Tutte e tre portate a casa del premier da un comune amico: Gianpaolo Tarantini, imprenditore pugliese, indagato per induzione alla prostituzione. Questi gli antefatti. Da quando è scoppiato lo scandalo, Berlusconi sull’argomento ha concesso sempre pochissimo ai media. Non ha mai voluto fare commenti pubblici, ribadendo con forza che il suo lavoro a capo del governo avrebbe risposto meglio di qualsiasi discorso alle illazioni. Affronta ora la spinosa questione per la prima volta con Chi, dopo una giornata di relax trascorsa a Villa Bonomi Bolchini, nei pressi di Paraggi, tra gli affetti familiari. Cioè nel clima ideale per affrontare con serenità anche le domande più difficili.
Presidente, partiamo dall’inchiesta di Bari. Lei conosce Patrizia D’Addario?
«Non ne ho alcun ricordo. Ne ignoravo il nome e non ne avevo in mente il viso».
Non si era reso conto che potesse essere una prostituta d’alto bordo che voleva tenderle una trappola?
«Se sospettassi di una persona una cosa del genere, le starei lontano mille miglia».
Ha mai pagato una donna perché restasse con lei?
«Naturalmente no. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c’è il piacere della conquista».
Ha detto che non ricorda il viso di Patrizia D’Addario. Ricorda, invece, Lucia Rossini e Barbara Montereale?
«Incontro ogni giorno decine e decine di persone per le ragioni e le occasioni più diverse. Non voglio far torto a nessuno, ma è evidente che non posso ricordarle tutte».
Come ha conosciuto Gianpaolo Tarantini? Che cosa pensa ora di lui?
«L’ho conosciuto la scorsa estate in Sardegna e mi è stato presentato come un imprenditore serio e stimato. So che in Puglia è conosciuto e stimato da molti. Non avevo mai saputo di inchieste giudiziarie che lo riguardassero. Ora che è al centro di un’indagine penso che per lui, come per ogni cittadino coinvolto in un’azione giudiziaria, debba valere la presunzione di innocenza. Sono un garantista e per questo sospendo ogni giudizio».
Non trova insolito che gli ospiti di Palazzo Grazioli non vengano controllati dagli uomini della vigilanza?
«Nessuno dei miei ospiti è mai stato sottoposto a una perquisizione personale. Se poi qualcuno abusa della mia cortesia e della mia buona fede e viola la mia privacy, questo è un comportamento che squalifica lui, non me».
A proposito di privacy, c’è chi pensa che sia molto strano che il fotografo Antonello Zappadu abbia potuto lavorare indisturbato per tanto tempo attorno a Villa Certosa, la sua residenza in Sardegna, senza che i servizi segreti se ne accorgessero. Lei che risposta si è dato?
«Penso che i servizi segreti siano stati occupati in cose più serie delle foto di Zappadu».
Ritorniamo all’inchiesta di Bari. Chi c’è dietro questa inchiesta secondo lei?
«C’è qualcuno che conosceva molto bene la data delle elezioni a Bari e che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D’Addario».
La famosa “scossa” di D’Alema si riferiva secondo lei a questa inchiesta?
«È a lui che deve chiederlo. Un leader politico normalmente non si occupa di pettegolezzi e di dicerie. Si occupa, invece, di cose concrete».
Francesco Cossiga sul «Corriere della Sera» la esorta a non chiedere scusa a nessuno: secondo lui il privato non influisce sulla vita pubblica. Cosa gli risponde?
«Ringrazio il mio caro amico Cossiga per il suo intervento a mio sostegno. In effetti, io non ho nulla di cui dovermi scusare con nessuno. Non c’è nulla nella mia vita privata di cui io mi debba scusare. Sono, invece, in tanti, dagli editori ai direttori dei principali quotidiani italiani, che debbono vergognarsi e che dovrebbero scusarsi con me».
Lo faranno secondo lei?
«Non lo faranno, certo. Ma alla fine di questi miserevoli attacchi si ritroveranno con meno credibilità e con meno lettori».
Silvio Berlusconi guiderà il G8 dell’8 luglio?
«Se non defungo prima…» (intanto fa gli scongiuri, ndr).
Passiamo al suo incontro con il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Un bilancio?
«Molto positivo. Il presidente Obama è persona di grande lucidità, concretezza, simpatia e sense of humour. Ci siamo trovati subito bene insieme. E questo non soltanto perché Stati Uniti e Italia sono da sempre vicini, hanno gli stessi valori, hanno la stessa visione dei principali problemi internazionali, ma anche perché Barack Obama e io abbiamo in comune la stessa cultura del fare, della concretezza».
Quanti saranno i detenuti di Guantanamo che arriveranno in Italia e dove saranno accolti?
«Tre per cominciare. Poi vedremo, in sintonia con gli altri Paesi europei. La decisione su dove accoglierli la assumeranno le autorità di pubblica sicurezza».
Il terremoto in Abruzzo. Perché la ricostruzione procede lentamente?
«Lentamente? Vorrà scherzare. Mai in Italia, e nemmeno nel mondo, si è data una risposta così tempestiva a un’emergenza così grave. Ce lo riconoscono tutti. Entro il 30 novembre quindicimila persone avranno una casa vera, confortevole e addirittura ammobiliata. Le famiglie che usufruiranno di queste case ritorneranno nelle loro vecchie abitazioni quando saranno ricostruite a spese dello Stato. E i nuovi appartamenti diventeranno dei “campus” per gli studenti dell’Università dell’Aquila, che potrà offrire così agli studenti che verranno da tutto il mondo un’ospitalità unica e fantastica».
Ritiene che certa stampa stia strumentalizzando anche il disagio dei terremotati?
«Trovo vergognoso che certa stampa riesca a strumentalizzare persino il disagio e le attese delle vittime del terremoto. Gli italiani hanno dato una grande risposta di civiltà, di unità e di compostezza di fronte alla tragedia del terremoto. Mi piacerebbe che anche la classe politica e la stampa fossero all’altezza del Paese che le esprime».
Si è mai chiesto cosa accadrà al Pdl dopo di lei? Chi è potenzialmente il suo erede?
«Solo i monarchi hanno eredi. Io non sono un monarca, non ho ricevuto investiture se non dalla gente. Sono convinto che il Pdl sarà l’asse portante della politica italiana del XXI secolo, come lo sono stati la Destra storica o la Democrazia cristiana in altre stagioni politiche. E i leader nasceranno, come avviene sempre in politica, sul campo e dal consenso della gente».
Vorrei toccare un tema sul quale lei non si è mai espresso apertamente. Quello di sua moglie Veronica. Molti sperano ancora in una vostra riconciliazione. C’è qualche possibilità che ritorniate a vivere insieme?
«È stata una ferita molto dolorosa. Non so se il tempo potrà rimarginarla. Quello che è certo è che la nostra è stata una grande storia d’amore. E le vere storie d’amore non si cancellano mai».
La separazione da sua moglie ha messo in crisi anche i rapporti tra lei e i vostri figli, Barbara, Eleonora e Luigi?
«Il rapporto che mi lega a loro è più forte di prima. Il dolore per il fango che hanno provato a gettarci addosso ci ha unito ancora di più. La risposta di tutti i miei figli di fronte alle incredibili affermazioni del leader dell’opposizione (Dario Franceschini aveva chiesto pubblicamente agli italiani: “Fareste educare i vostri figli da Berlusconi?”, ndr) è stata per me la più grande gioia da molto tempo a questa parte».
Come hanno reagito i suoi figli di fronte a questa separazione?
«Come ogni figlio. Con dolore, ma anche con rispetto per entrambi i genitori. Hanno confermato di essere ragazzi splendidi, hanno dato prova di grande sensibilità e maturità».
La vediamo in queste pagine in foto privatissime accanto ai suoi nipoti. Pare esserci un grande feeling tra voi.
«Fare il nonno è bellissimo. In un certo senso è perfino meglio che fare il genitore. C’è la stessa dolcezza, ma ci sono meno responsabilità. Ci si può permettere di viziare un nipotino come non si è mai potuto fare con i figli. Tanto ci pensano i genitori a far loro rispettare le regole».
Anche Alessandro, il figlio di sua figlia Barbara, ha doti canore, a giudicare da un’immagine di questo servizio…
«In effetti ha molto senso musicale. Conosce e canta decine di canzoni. La sua sensibilità per la musica, che naturalmente incoraggio in ogni modo, mi fa dire: “Tutto suo nonno”».
Come convive Berlusconi nonno con il Berlusconi Superman?
«L’idea di avere un nonno Superman piace moltissimo ai miei nipotini, li affascina. Gabriele e Silvio, i figli di Marina, che sono anche loro dei bambini “speciali”, sono convinti per davvero che io sia Superman. Questo mi impone, a volte, delle esibizioni particolari e impegnative. Non le racconto… per amor di patria».
A proposito, è vero che i suoi più stretti collaboratori la chiamano Duracell?
«In mia presenza non osano. Può darsi che tra loro, in privato, succeda. In effetti qualche volta mi accorgo che loro sono esausti, mentre io continuo imperterrito a darmi da fare. Ma sono molto più giovani di me: se ce la faccio io, devono farcela anche loro».
Si favoleggia che Berlusconi dorma pochissime ore a notte. Qual è il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi?
«Mi è stato insegnato a non andare a dormire se c’è anche un solo documento di cui occuparsi sulla scrivania. Ogni sera mi chiedo se ho fatto tutto quello che dovevo fare».
E il primo pensiero della giornata?
«Al risveglio, un grazie per la bellezza della vita. E una sintesi mentale, spesso un po’ preoccupata, di tutto ciò di cui dovrò occuparmi durante la giornata».
Articolo di Famiglia Cristiana su Berlusconi 23 Giugno 2009
giugno 23rd, 2009
admin
«Il presidente del Consiglio non deve illudersi che la Chiesa taccia. La Chiesa non rinfaccia nulla a nessuno, per carità cristiana, ma è evidente che i vescovi hanno una precisa morale da difendere». Così comincia l’intervista a monsignor Ghidelli, vescovo di Lanciano e Ortona, noto biblista, apparsa domenica 21 giugno sul Corriere della Sera, a proposito delle vicende che hanno investito una delle più alte cariche istituzionali del Paese.
Il suo disagio e quello di altri vescovi hanno fatto eco all’editoriale di Avvenire, in cui si chiedeva al presidente del Consiglio «un chiarimento sufficiente a sgomberare il terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono solo dagli avversari politici ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier».
Il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Mogavero, ha aggiunto: «Tra il livello pubblico, di governo, e quello privato e inviolabile, di coscienza, c’è un terzo piano: quello dell’immagine. I comportamenti di chi governa possono determinare maggiore credibilità oppure una delegittimazione, parziale o totale. Certi comportamenti possono incrinare la fiducia fino a una delegittimazione di fatto».
Chi ha l’onore e l’onere di servire il Paese (senza servirsene), per di più con una larga maggioranza, quale mai si era vista nella storia della Repubblica, è doveroso che si dedichi a questo importante compito senza "distrazioni", che un capo di Governo non può permettersi. L’alta responsabilità comporta restrizioni di movimenti e comportamenti adeguati alla carica, per servire a tempo pieno il Paese e dedicarsi totalmente al "bene comune" dei cittadini.
A maggior ragione oggi, che il Paese è alle prese con una delle più gravi crisi economiche (ma anche morali) che abbia mai affrontato, con moltissime famiglie sulla soglia della povertà, lavoratori senza più occupazione e giovani precari a vita, senza futuro e speranza. Che esempio si dà alle giovani generazioni con comportamenti "gaudenti e libertini", o se inculchiamo loro i valori del successo, dei soldi, del potere: traguardi da raggiungere a ogni costo, anche tramite scorciatoie e strade poco limpide?
Oggi il Paese più che di polveroni e distrazioni, necessita di maggiore sobrietà, coerenza e rispetto delle regole. E, soprattutto, chiarezza. Non solo a parole, ma concretamente, con i fatti. A poco servono imbarazzanti e deboli difese d’ufficio dei vari "corifei", "caudatari" o "maschere salmodianti" (come li ha definiti qualcuno), che ci propinano a ogni ora ritornelli e moduli stantii, a difesa dell’indifendibile. Onel tentativo "autolesionista" di minimizzare tutto, spostando la mira su altri bersagli. Ancora peggio, poi, quando "la pezza è più grande dello sbrego" come si dice, e si definisce il presidente del Consiglio «l’utilizzatore finale» di un giro di prestazioni a pagamento (ammesso che sia vero), e si considerano le donne "merce", di cui «si potrebbe averne quantitativi gratis». Naturalmente.
Non basta la legittimazione del voto popolare o la pretesa del "buon governo" per giustificare qualsiasi comportamento, perché con Dio non è possibile stabilire un "lodo", tanto meno chiedergli l’"immunità morale". La morale è uguale per tutti: più alta è la responsabilità, più si ha il dovere del buon esempio. E della coerenza, che è ancora una virtù, e dà credibilità alle persone e alle loro azioni.
Sull’operato del presidente del Consiglio oggi fanno riflettere certi silenzi "pesanti", anche all’interno della stessa maggioranza. La Chiesa, però, non può abdicare alla sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perché non intervenga e taccia. I cristiani (come dismostrano le lettere dei nostri lettori) sono frastornati e amareggiati da questo clima di decadimento morale dell’Italia, attendono dalla Chiesa una valutazione etica meno "disincantata". Non si può far finta che non stia succedendo nulla, o ignorare il disagio di fasce sempre più ampie della popolazione, e dei cristiani in particolare.
Il problema dell’esempio personale è inscindibile per chiunque accetta una carica pubblica. In altre nazioni, se i politici vengono meno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni. Perché tanta diversità in Italia? L’autorità senza esemplarità di comportamenti non ha alcuna autorevolezza e forza morale. È pura ipocrisia o convenienza di interessi privati. Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non può pretendere una "zona franca" dall’etica. Né pensare di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è il classico "piatto di lenticchie", da respingere al mittente.
Parlando di De Gasperi, grande statista trentino, Benedetto XVI l’ha indicato come modello di moralità per i governanti: «Il ricordo della sua esperienza di governo e della sua testimonianza cristiana siano di incoraggiamento e stimolo per coloro che reggono le sorti dell’Italia, specialmente per quanti si ispirano al Vangelo». «De Gasperi», ha aggiunto il Papa, «è stato autonomo e responsabile nelle sue scelte politiche, senza servirsi della Chiesa per fini politici e senza mai scendere a compromessi con la sua retta coscienza».
In una nota pubblicata dal Sir (Servizio informazione religiosa, cioè l’agenzia di notizie dei vescovi) del 26 maggio scorso, Riccardo Moro afferma che le vicende personali del premier offrono «un contributo sgradevole al sereno sviluppo dei rapporti democratici». E al premier che assicura di "chiarire in futuro" i dubbi sollevati dalla stampa nazionale ed estera, chiede: «Ma se nulla di quanto è ignoto è riprovevole, perché rinviare? Se non vi è nulla da nascondere, alimentare i misteri rinviando spiegazioni, rivela una considerazione della stampa e dell’opinione pubblica particolarmente irriguardosa». E aggiunge: «La libera stampa indipendente è uno dei fondamenti della democrazia per il controllo sull’azione del Governo e per veicolare informazione e dialogo democratico tra i cittadini, non un disturbo nell’azione democratica».
Di fronte all’Italia che arranca, di fronte al polverone mediatico sulle vicende del premier, i problemi reali del Paese (famiglia, lavoro, immigrati, riforme…) sono passati in secondo ordine. C’è da augurarsi, quanto prima, che da una "politica da camera da letto" si passi alla vera politica delle "camere del Parlamento", restituite alla loro dignità e funzioni. Prima che la fiducia dei cittadini verso le istituzioni prenda una via senza ritorno. A tutto c’è un limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conseguenze."
Don Antonio Sciortino
Lo scandalo di Bari – Le testimoni e la censura del Tg1
giugno 23rd, 2009
admin
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No Comments »Passaparola 22 Giugno 2009 – Marco Travaglio – Puttanopoli
giugno 23rd, 2009
admin
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